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  3. Maternità e gravidanza. Analisi psicodinamica dell'esperienza procreativa

Sono liberamente consultabili l'abstract e le prime 10 pagine dell'introduzione. Registrandosi è possibile scaricare gratuitamente le preview delle tesi in PDF. Definizioni a confronto Il concetto di aggressività è stato da sempre oggetto di studio HOME · Argomenti · Tesi di laurea · Bambino Aggressivo: Dalla reazione alla relazione. ×. Pubblica la tua tesi su vccc.us quando cioè il sentimento aggressivo viene scaricato attraverso altre modalità. Tesi di laurea sull'aggressività, Tesi di laurea di Criminologia. Università Cattolica del Scarica il documento Tesi di Alexandra Mazzola. TESI di LAUREA. “L'AGGRESSIVITA' Nella gestione dell'assistenza ad un paziente psichiatrico con comportamento aggressivo, ci si Io stavo scaricato la.

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Email John P. Una delle prime sperimentazioni orientata in tal senso fu condotta nel da un grande studioso del comportamento umano: lo psicologo americano Albert Bandura. Debra Buchman e Jeanne Funk sostengono che già in quarta elementare la maggioranza dei videogiochi preferiti tanto dalle femmine quanto dai maschi contiene scenari riconducibili alla violenza [5] Il contesto è quello americano, ma non è difficile adattarlo al nostro.

Il Prof. Bushman ci tiene a precisare che tale classificazione di genere è stata fatta sulla base delle valutazioni effettuate da un gruppo separato di studenti universitari.

Nella clinica il bambino si presenta infatti, impulsivo, facilmente distraibile o in difficoltà ad inibire i comportamenti inadeguati. Parallelamente, studi neuropsicologici indicano che i due emisferi cerebrali apportano un differente contributo alle manifestazioni emotive. Le loro azioni ad ampio raggio che coinvolgono le diverse strutture cerebrali, permettono al soggetto di regolare il proprio stato emotivo, il controllo esecutivo, la motivazione e le risposte motorie.

I bambini autistici risultano infatti essere meno sensibili al dolore, meno emotivi, piangono di meno, risultano meno adeguati sul piano relazionale e manifestano inol - tre un'estrema resistenza all'estinzione dei pattern comportamentali patologici Barron e Sanderman, Esperimenti condotti sugli animali hanno dimostrato come dal trattamento con elevate dosi di oppioidi endogeni emergessero sintomi quali: a insensibilità al dolore; b diminuzione delle vocalizzazioni; c scarsa tendenza all'esplorazione; d ridotte capacità di socializzazione; e episodi di aumento di attività motoria alternati a periodi di rilassamento; f labilità emotiva; g comportamento stereotipato e ripetitivo Panskepp, Se ne deduce quindi che le FE regolano tutti i tratti del comportamento che permettono al soggetto di comprendere, pianificare ed elaborare gli stimoli ambientali in modo da risponderne in maniera quanto più adattiva possibile.

Anatomicamente le FE sono collocate a livello proprio della corteccia prefrontale e dei circuiti sottocorticali. Vari studi hanno ricercato la correlazione tra deficit esecutivo, comportamento aggressivo e metabolismo prefrontale.

Secondo Visser , fattore di rischio per la comparsa di sintomi aggressivi in bambini autistici, non è tanto la disabilità intellettiva in sé, quanto la povertà di strategie cognitive. Le FE, quale sistema di sottoprocessi distinti, ma sottilmente correlati fra loro, avviano e monitorano pensieri e azioni, giungendo a portare a termine un comportamento finalizzato.

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La conferma di tali ipotesi giunge anche dagli studi delle neuroscienze, che hanno riconosciuto molteplici corrispondenze neurologiche tra le aree cerebrali implicate nelle due funzioni.

La possibilità di integrare e organizzare le informazioni sensoriali , sta alla base della maturazione di tutte le componenti di sviluppo del bambino. Non appena raggiunta tale capacità, è infatti possibile una miglior organizzazione di molte altre abilità complesse, dalla coordinazione grosso e fino motoria, al controllo delle proprie emozioni e del comportamento, fino alla gestione delle relazioni interpersonali.

Marco et al. I comportamenti auto-aggressivi Shentoub e Soulairac hanno a lungo studiato le condotte auto -mutilanti evolutive, suddividendole in condotte primitive e condotte strutturate e orientate. Le prime, molto frequenti fino ai due anni, si esplicano in atti di mordersi, graffiarsi, gettarsi per terra, e fungono, da mezzi di adattamento, esplorazione, strutturazione di sé e soddisfazione autoerotica.

In ogni caso queste manifestazioni che compaiono di norma a otto mesi, si concludono in media diciassette mesi dopo, e permettono al bambino di entrare con più efficacia in rapporto con gli oggetti esterni.

Si passeranno ora in rassegna alcuni grandi quadri patologici, rispetto ai quali sono stati identificati, a più livelli, condotte o atti aggressivi. Aggressività e deprivazione affettiva La deprivazione affettiva nel bambino, e le conseguenze che queste riportano sui piani emotivo, cognitivo e comportamentale, sono state a lungo studiate nei bambini abbandonati, istituzionalizzati, o vittime di violenze.

Se tra i 12 e i 18 mesi essa è diretta principalmente contro se stessi, si manifesta più avanti in forma diffusa, etero -diretta e priva di ansia.

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Si è osservato inoltre, come gli atti autolesivi quali pizzicarsi, graffiarsi, mordersi, picchiare la testa o colpirsi con i pugni, sono più frequenti negli individui con più severa disabilità intellettiva e con deficit del linguaggio espressivo Mc Clintock et al.

Interessante è lo studio di Petty et al. La condotta del bambino quindi, è una risposta che istituisce il comportamento dei genitori. Altrettanto vicine, sono le posizioni di Fonagy, recente psicanalista londinese 1993. Lo sviluppo della funzione riflessiva, fattore protettivo nei confronti della comparsa di comportamenti aggressivi dipende, secondo Fonagy, dalla capa cità del caregiver di creare un attaccamento sicuro con il bambino e di essere specchio, contenitore e regolatore degli stati mentali dello stesso.

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Conferma alle ipotesi teoriche, sono gli stessi esperimenti di Bandura 1963 che osservarono come, bambini a cui era mostrato il video di un adulto che colpiva un pupazzo, tendevano a riproporre poi nel gioco la stessa modalità di approccio allo stesso oggetto. A conferma alla teoria di Berkowitz, giunge anche il contributo della neurofisiologia.

In particolare si rilevano quattro fattori di rischio principali per lo sviluppo di disturbi del comportamento: la privazione economica, la disorganizzazione familiare o sociale, il livello di brutalità o violenza familiare o sociale, e la demoralizzazione del gruppo sociale considerato Currie E. Il maggior esponente della teoria etologica fu sicuramente K. Nella clinica il bambino si presenta infatti, impulsivo, facilmente distraibile o in difficoltà ad inibire i comportamenti inadeguati.

Parallelamente, studi neuropsicologici indicano che i due emisferi cerebrali apportano un differente contributo alle manifestazioni emotive. Le loro azioni ad ampio raggio che coinvolgono le diverse strutture cerebrali, permettono al soggetto di regolare il proprio stato emotivo, il controllo esecutivo, la motivazione e le risposte motorie.

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I bambini autistici risultano infatti essere meno sensibili al dolore, meno emotivi, piangono di meno, risultano meno adeguati sul piano relazionale e manifestano inol - tre un'estrema resistenza all'estinzione dei pattern comportamentali patologici Barron e Sanderman, 1983. Esperimenti condotti sugli animali hanno dimostrato come dal trattamento con elevate dosi di oppioidi endogeni emergessero sintomi quali: a insensibilità al dolore b diminuzione delle vocalizzazioni c scarsa tendenza all'esplorazione d ridotte capacità di socializzazione e episodi di aumento di attività motoria alternati a periodi di rilassamento f labilità emotiva g comportamento stereotipato e ripetitivo Panskepp, 1979.

Se ne deduce quindi che le FE regolano tutti i tratti del comportamento che permettono al soggetto di comprendere, pianificare ed elaborare gli stimoli ambientali in modo da risponderne in maniera quanto più adattiva possibile. Anatomicamente le FE sono collocate a livello proprio della corteccia prefrontale e dei circuiti sottocorticali. Vari studi hanno ricercato la correlazione tra deficit esecutivo, comportamento aggressivo e metabolismo prefrontale.

Secondo Visser 2014, fattore di rischio per la comparsa di sintomi aggressivi in bambini autistici, non è tanto la disabilità intellettiva in sé, quanto la povertà di strategie cognitive. Le FE, quale sistema di sottoprocessi distinti, ma sottilmente correlati fra loro, avviano e monitorano pensieri e azioni, giungendo a portare a termine un comportamento finalizzato.


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